Ottorino Respighi, aspetti di una biografia, a cura di Daniele Gambaro
Riportare la biografia di una personalità artistica di tale livello è un compito il cui livello di difficoltà è estremamente variabile: se infatti una pura e semplice narrazione di avvenimenti è facilmente reperibile su testi scolastici o su note discografiche, non altrettanto agevole è addentrarsi nella psicologia del personaggio o afferrare alcuni tratti caratteriali che consentano di decifrare l'uomo Respighi al di là di un semplice elenco di date. Di fondamentale importanza sono due testi, redatti dalla moglie Elsa, che consentono di avvicinarsi alla personalità del musicista bolognese: la biografia respighiana data alle stampe negli anni 50 e l'autobiografia di Elsa "Cinquant’anni di vita nella musica" del 1976.
Cinquant'anni di vita nella musica è tra i due il meno importante da un punto di vista strettamente biografico, non essendo contenute significative considerazioni in ordine alla personalità e all'arte respighiana, ma è una lettura altamente istruttiva riguardo a due aspetti forse non sufficientemente evidenziati. Il primo è costituito dal livello di celebrità toccato da Respighi, non solo presso il grande pubblico ma, fatto ben più sintomatico, tra gli addetti ai lavori. Imponente è l'elenco dei concerti che i coniugi Respighi tengono in tutto il mondo, le onorificenze che in tali circostanze vengono loro assegnate, il successo di pubblico e di critica che i lavori del compositore bolognese si guadagnano, le "chiamate" che vengono concesse a Respighi nei più importanti teatri del mondo. Il secondo aspetto è costituito dall'elenco - anch'esso nutritissimo - di personalità dell'arte, della politica e della scienza che i coniugi Respighi hanno conosciuto o frequentato; tra gli altri: i maggiori direttori dell'epoca, Toscanini in testa e poi Mengelberg, Molinari per citarne alcuni , i più grandi compositori europei, da Martucci a Rimskij-Korsakov, da Ravel a Rachmaninov, da Saint-Saëns a Strawinski, da Malipiero a Schönberg, da Puccini a Busoni a Strauss. I più grandi solisti dell'epoca, da Horowitz (il cui esordio italiano si deve proprio all'interessamento di Respighi) a Serkin, da Gieseking a Casella, da Wanda Landowska a Segovia; anche le personalità extramusicali non si contano: Albert Einstein, Enrico Fermi, Gabriele D'Annunzio, Benito Mussolini e poi personalità della letteratura, della pittura, dell'arte.
Suscita stupore e rispetto l'elenco delle persone che i Respighi hanno conosciuto e riportati nell'autobiografia, che costituiscono da soli un'importante sintesi di un momento storico nel bene e nel male irripetibile
Ottorino Respighi, dati biografici ordinati da Elsa Respighi è invece il documento più importante rispetto alla vita e all'arte del compositore bolognese.
Opera che contiene importanti considerazioni sull'arte respighiana, sul metodo di lavoro e sulle concezioni poetiche del compositore, intercalate in un diario di viaggio che è allo stesso tempo un album di ricordi e una testimonianza storica.
Testimonianza di una vita dedicata all'arte musicale con passione artigianale, senza altri scopi che non siano una piena e originale espressività.
La vita di Respighi è stata infatti totalmente votata alla musica, in un crescendo rossiniano che lo ha visto avvicinarsi alla musica non precocemente – ovvero senza gli exploit che hanno spessissimo caratterizzato l'infanzia dei grandi musicisti – per poi raggiungere, via via negli anni, sempre maggiore considerazione e notorietà sia tra il grande pubblico sia tra la critica.
Ottorino Respighi è nato a Bologna nel 1876. Il padre, Giuseppe, è un apprezzato pianista e insegnante e la madre, Ersilia Putti, discende da una importante famiglia di artisti della scultura. Nonostante l’ambiente famigliare stimolante, solo relativamente tardi Respighi si interesserà all’arte musicale, entrando nel Liceo Musicale di Bologna come aspirante violinista e uscendone nel 1901 con un diploma in violino e in composizione.
Studia violino e viola con Federico Sarti, composizione con Giuseppe Martucci e Luigi Torchi, che lo avvicina alle prime ricerche musicologiche.
Durante soggiorno russo del 1899 (durante il quale Respighi suona la viola nell'orchestra del Teatro Imperiale Russa di Pietroburgo) studia per alcuni mesi con il grande maestro Rimskij-Korsakov. Tornato a Bologna, consegue il diploma in composizione con una brano composto e terminato sotto la guida di Rimskij-Korsakov, suscitando la sincera ammirazione di Martucci.
Gli anni seguenti sono passati alternando l’attività di strumentista nel Quintetto Mugellini alla composizione, culminati con l’assegnazione nel 1913 della cattedra di composizione al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma. Il trasferimento nella capitale è per Respighi traumatico ma determinante per la propria carriera: il primo vero successo – Fontane di Roma – segna un fondamentale apparentamento con la città eterna che segnerà tutta la vita del compositore bolognese.
Infatti nel 1919 sposa una ex allieva, la cantante Elsa Olivieri-Sangiacomo. ed alcuni anni più tardi assume la direzione del Conservatorio (lasciata quasi subito per incompatibilità col le mansioni direttive e amministrative).
L’avvento del fascismo, che trascina con sé gran parte del paese, coinvolge anche Respighi che accetta la nomina ad Accademico d’Italia, l’organismo che annovera tra le sue fila i massimi esponenti della cultura, dell’arte e della scienza del primo Novecento italiano.
La maturità di Respighi corrisponde grosso modo allo stabilizzarsi della propria vita privata: il matrimonio con Elsa non è semplicemente un fatto sentimentale, ma è il suggello di una collaborazione artistica che trova pochissimi riscontri nella storia della musica. Elsa è la protagonista del successo di Respighi, in qualità di stimolo, di manager e soprattutto di critica, sincera ma assolutamente competente.
Gli anni '20 e '30 sono un susseguirsi di tourneè, di concerti, di rappresentazioni e di lavoro, passando da successo in successo. La stima – reciproca – che legava a Respighi interpreti di fama mondiale come Toscanini e Mengelberg, ha aiutato sicuramente l'ascesa internazionale del compositore, che nel 1930 si stabilisce definitivamente in una tranquilla villa nella allora periferia romana.
Gli ultimi anni di attività vedono in Respighi accentuata la passione, mai rinnegata, per il teatro: si assiste infatti ad un diradarsi delle opere prettamente strumentali a favore di impegni lirico/teatrali sempre più frenetici. L'ultima opera “Lucrezia” è non a caso il testamento incompiuto, simbolo di una volontà a ricercare nel 1936, dopo oltre 150 anni di egemonia belcantistica italiana, nuove vie di teatro nel segno di un rinnovamento e di una ricerca di originalità che per Respighi costituiscono l'essenza – non l'unica – del fare musica.
E non a caso proprio la Lucrezia incompiuta trova degno coronamento in Elsa, la quale si fa carico del completamento e della prima rappresentazione.
   
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