La concezione musicale di Respighi, a cura di Daniele Gambaro
Una delle peculiarità più evidenti della personalità di Respighi è il non aver mai affrontato l'aspetto musicologico, teorico o critico dell'arte musicale. Contrariamente a Busoni, Casella o Malipiero - i cui testi di carattere critico/teorico costituiscono un elemento fondamentale per la comprensione dei diversi impulsi innovatori che percorrono il Novecento, di Respighi non c'è nulla: nessuna teorizzazione, nessuna presa di posizione, nessun testo critico.
Costituisce una eccezione il piccolo compendio di storia e teoria della musica (Orpheus) scritto a quattro mani con il noto intellettuale S.A. Luciani: sintetico vademecum di cultura musicale generale il cui maggior pregio è la completezza nella sintesi. Occorre perciò affidarsi alle persone che hanno conosciuto da vicino il compositore bolognese e sotto questa ottica i testi di Elsa Respighi sono imprescindibili. Innanzitutto per il loro punto di osservazione privilegiato che - è bene sottolinearlo - costituisce una medaglia a due facce.
Il lato negativo della medaglia è costituito dalla mancanza del necessario distacco dall'oggetto di analisi; il lato positivo è costituito dalla profonda competenza musicale di colei che è stata l'allieva, la moglie, l'interprete. E sono proprio gli apprezzamenti, le testimonianze, le critiche di Elsa che costituiscono un documento unico e determinante per la comprensione dell'arte di Respighi.Nella non vasta letteratura respighiana, sono almeno tre i testi fondamentali redatti da Elsa: la biografia del 1954, l'arte teatrale del 1975 e, in ultimo, l'autobiografia sempre del 1975. Proprio nel testo "Il teatro di Respighi" sono esposte alcune illuminanti considerazioni sull'arte musicale: prendendo come spunto l'opera teatrale "Fiamma", gli autori delineano una visione rapida ma completa dell'arte respighiana e delle sue contraddizioni."Il grande "mosaico bizantino" [appunto, Fimma 1932-1934]è arrivato a noi come il sincerissimo tentativo di rifare in pieno secolo ventesimo, un melodramma della migliore tradizione italiana. «Melodramma» come vero, unico grande teatro popolare. Questo il concetto di Respighi per cui il raffinato musicista, l'elegante trascrittore, ritorna nel grembo materno del grande melodramma ottocentesco costituito da arie, terzetti, duetti, cori e concertati": affermazione spiazzante, quando si pensa all'impulso dato dalla Generazione dell'80 al rinnovamento del teatro e dell'opera lirica.
Spiazzante ma perfettamente calata nella realtà di Respighi, il quale non concepisce l'arte musicale se non come risposta ad un'istanza creativa personale e svincolata da precetti teorici o spinte riformiste.
Continuano gli autori: "lo stesso tanto celebrato sinfonismo respighiano — troppo spesse indicato come limite alla sua teatralità — è invece elemento drammatico superbamente sfruttato per interpretare taluni stati d'animo, talune situazioni teatrali.
Se è vero che Respighi nelle sue prime opere sinfoniche e teatrali aveva subito l'influenza di altri maestri — soprattutto di Rimskj Korsakoff, di Wagner e di Richard Strauss — è anche vero che, venendo la sua nuova personalità emancipandosi da tutte le scuole e dalle prime timide esperienze teatrali, divenne il restauratore non soltanto di una musica sinfonica e da camera in Italia, sulla strada indicata dal Martucci, ma anche di un melodramma italiano, che — eccezione fatta per Puccini — era degenerato in un verismo musica che travolse con sé anche le scuole di canto indispensabili per far sopravvivere il melodramma.
C'è da osservare, allora, che in Respighi una tenue, delicata vena lirica era sempre esistita.
Basterebbe ricordare le raffinate liriche: tra le quali fanno spicco le tre su versi di Ada Negri, che sono del 1906, quando il maestro non aveva compiuto i ventisei anni d'età.
In «Nebbie» — certamente la più famosa —, ma anche in «Notte» ed in «Nevicata», con intensità drammatica e purezza lirica di stile e di ispirazione, Respighi manifesta già questa sua naturale predisposizione: la tristezza di una giornata di pioggia (Nebbie) il silenzio misterioso delle ore notturne (Notte) e la raccolta pace domestica di una giornata invernale coperta di neve (Nevicata), sono qui, per Respighi, altrettante manifestazioni drammatiche e studi psicologici dell'animo umano".
La vena belcantistica - non intesa in senso melodrammatico ma come espressione di una più profonda ricerca espressiva - in colui che è considerato il maggior sinfonista italiano del Novecento è una caratteristica non di poco conto.
Prosegue Elsa Respighi: "se in «Re Enzo», in «Semirama», in «Maria Vittoria», o nella «Bella addormentata nel bosco », e forse neppure in «Belfagor», Respighi non aveva ancora espresso questa sua inclinazione al canto (ma il bel duetto al primo atto di « Belfagor» fra Candida e Baldo, era già un saggio lirico non indifferente), è perché era sempre stato attratto da nuovi studi, incuriosito dalle nuove tendenze, dalle nuove scuole, come frastornato dalle più recenti correnti europeiste.
Con «Campana sommersa», però, egli esce finalmente allo scoperto fondendo mirabilmente il suo sinfonismo, qui ancora straripante e travolgente, alle esigenze drammatiche e del canto.
Con «Maria Egiziaca», compie, poi, la prodezza — per lui mago della orchestrazione più ricca (qualcuno notò come, probabilmente, non si arriverà mai più alle sonorità del finale del primo tempo delle «Feste Romane») — di raccogliersi, per poi salire in una preghiera che è canto, si, ma vero canto dell'animo.
Finalmente, con «La Fiamma», il grande teatro, l'espressione più vera e significante del teatro in musica: il melodramma.
Respighi, profondamente belliniano, studioso e conoscitore approfondito di Monteverdi (vedremo il suo 'Orfeo'), ma anche ammiratore di quel grande uomo moderno di teatro che fu Puccini, riscopre, ed in un certo senso reinventa il melodramma.
Non è vero che il trascrittore, lo studioso, il raffinato orchestratore, abbia riproposto il melodramma freddamente, tecnicamente, soltanto basandosi sulla portentosa tecnica che gli consentiva di far rivivere ogni strumento, o ogni stile ed epoca della musica.
«La Fiamma» è opera autenticamente sentita. Abbiamo notato, del resto, nella cavalcata attraverso la critica più qualificata e qualificante, di come nessuno abbia mai avuto dubbi sulla sincerità di Respighi.
Del tecnicismo si serviva come mezzo, non fu mai schiavo".
Concludendo il suo breve excursus, Elsa Respighi raggiunge il cuore della personalità respighiana, ovvero il suo eclettismo e la sua voracità nei confronti di ogni genere musicale, testimoniato da un catalogo musicale estremamente eterogeneo: infatti "in possesso di « utte le più ardite conquiste che la tecnica ha fatto nel campo della politonalità», Respighi se ne è servito per esprimere il suo mondo interiore, ed anche ciò che vedeva, partendo spesso da suggestioni visive, pittoriche.
Artista moderno, ma con sapienza antica, egli ha vibrato intensamente per il teatro, considerandolo come uno dei mezzi più vasti per comunicare. Né musica, né teatro d'elite, quindi, ma melodramma.
Il termine «melodramma», però, come qualifica di un'opera del sinfonista Respighi, fece a tutti l'impressione di una raffinatezza, mentre era ancora una manifestazione della sua straordinaria e indifesa sincerità d'artista.
Ancora una volta, il peso dello straordinario successo arriso ai tre poemi sinfonici romani, era determinante per un sereno giudizio delle altre opere del Maestro.
Ancora una volta, non si voleva comprendere la straordinaria duttilità di un genio che sapeva — come Ciaikovskj, autore di opere, di balli, di concerti e di sinfonie, nonché di arie e di musica da camera — manifestarsi in ogni campo dell'arte sua.
Si, come Ciaikovskj, sincero ed operoso, e duttile. «La Fiamma», occupa anche per questo un posto di grande preminenza nella vasta produzione dell'Autore dei «Pini di Roma» e della «Bottega fantastica»: perché sta a significare di questo eclettismo respighiano.
Un eclettismo, però, che non vuoi dimostrare virtuosismi tecnici, ma significare la grande sincerità di un artista che non esita ogni volta a rimettersi completamente, nuovamente, al giudizio del suo immenso pubblico".
       
Elsa Respighi e Bragalia il Teatro di Respighi: Bulzoni Editore Roma 1975 pag. 114 e seguenti  
   
Toscanini e Respighi, di Giuseppe Pugliese: prefazione al disco RCA VL45814 "Arturo Toscanini dirige la NBC Symphony Orchestra". Registrazione del 17 marzo 1953.
Respighi e Monteverdi: la favola di Orfeo. Una riedizione novecentesca di un'antica partitura, a cura di Daniele Gambaro .

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